Impressionismo, Post Impressionismo, e poi Van Gogh e Tarantino

Cosa ne sarebbe oggi di menti creative quali quelle dei pittori impressionisti? L’ idea si dipana attraverso luce e colore sul grande schermo, come se fosse una tela da dipingere. Partiamo dall’inizio. Da Google, la definizione di Impressionismo : Schermata 2015-06-16 alle 21.45.17

Nell’Ottocento era Parigi il cuore pulsante della produzione artistica e letteraria mondiale, e ai pittori impressionisti, ispirati dalla corrente realista, si pose il problema di rendere la realtà nel modo più vero e fedele possibile. Era già nata la fotografia che restituiva l’immagine esattamente per quello che era, anche se avremmo poi scoperto che non è sempre così. L’impressionismo voleva dunque rappresentare la realtà, la visione pura e semplice, senza costruirla attraverso visioni idealistiche, ma sfruttando la tecnica che aveva a disposizione il pittore, ovvero pennelli e colore. Poco importano la forma, i contorni, perchè luce e colore tolgono forma dissolvendo le figure nello spazio, o vaporizzandole come faceva Monet. Oggi, sul finire del secolo scorso e all’alba di quello attuale, le tele e i cavalletti sono le pellicole cinematografiche e il fermento pulsante, arte spontanea, non può che essere a Los Angeles. E’ nella dialettica di un grande regista contemporaneo che un occhio attento all’estetica trova un utilizzo della luce e del colore non fine a se stesso ma che comunica allo spettatore una rappresentazione scarna e cruda della realtà. E già il suo primo film inizia parlando di mancanza di forma, aprendo così un genere: pulp /’pəlp/ n 1. A soft, moist, shapeless mass of matter. Ma un parallelo non immediato con l’Impressionismo lo si trova in Quentin Tarantino anche attraverso la ricerca spasmodica del particolare, attraverso il colore. Colore che viene quasi pennellato sulla pellicola  utilizzandolo puro, non diluito.

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Immagine 1 e 2: quadri di Edgar Degas (1834-1917), il cui soggetto favorito erano le ballerine, e l’utilizzo del rosso che diventa quasi sangue, così vero e pulp

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Particolare di una scena da Django Unchained, di Quentin Tarantino, 2012. Schizzi di sangue sulle piante di cotone, scena che diventa incredibilmente poetica grazie all’utilizzo di luce e colore, e naturalmente al fermo immagine

Ancora più forte diventa il confronto ideologico se prendiamo un esponente del Post Impressionismo, Vincent Van Gogh. Difficile è catalogare sia Van Gogh che il Post Impressionismo, che anche Wikipedia definisce insieme di orientamenti artistici. Entrambi assorbono dal passato, specie dall’Impressionismo attraverso le tecniche del colore, e si liberano poi da qualsiasi stile esprimendo le sensazioni dell’artista. Orientamento che abbraccia dunque la precedente corrente e poi se ne stacca, abbandonando il realismo per portare sulla tela la propria, personale, espressiva visione. Ed è anche quello che fa Tarantino, attingendo dalla tradizione cinematografica, mischiando tecniche e citando immagini, per poi liberare un nuovo linguaggio. La tecnica, sia per i pittori impressionisti e post, sia per Tarantino, diviene al tempo stesso soggetto e cuore pulsante della propria dialettica.

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Immagine 1 e 2: Vincent Van Gogh e l’utilizzo del giallo, luce e colore, il campo di grano dipinto con la personale tecnica del puntinismo del pittore.

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Immagine 3: Quentin Tarantino e la cromaticità di Kill Bill, 2003. Giallo contro bianco mentre la neve cade copiosa (puntinismo?)  

Gli Impressionisti sono i primi pittori ad interessarsi all’urbanistica, dipingendo una Parigi di feste e pic nic, un clima festoso. Ma sono anche i pittori di paesaggi rupestri, esplosioni di natura. Così Tarantino, nei suoi film, è tanto capace di rendere attraverso i contrasti e i colori l’anima di una città istrionica come Los Angeles, e la natura selvaggia del deserto o delle montagne. Visioni sul mondo da epoche diverse, attraverso strumenti molto distanti, con un gusto estetico raffinato e attento come comune denominatore.

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