L’estetica della nostalgia

Social network, quotidiani, riviste, TV, cinema, moda, tutto sembra guardare più al passato che al presente o al futuro. Fotografia e cinema, e infine nuovi media, ci hanno resi esteti del passato?

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La moltiplicazione degli account Twitter (ma anche Facebook e numerosi altri social network), dediti alla raccolta di foto, immagini, icone del passato

Impossibile non lasciarsi contagiare, restare indifferenti di fronte alla costruzione mediatica che c’è intorno al passato, un passato a volte più, a volte meno recente. Tutto concorre a ricordarcelo continuamente e a farcelo amare: si moltiplicano sui social network i profili che celebrano le foto del passato, in particolare in bianco e nero o eventualmente rielaborate e colorate, in televisione o su Youtube siamo ipnoticamente attratti dai canali tematici che ci parlano di storia attraverso filmati muti, pellicole tremolanti. Tutto ci parla di nostalgia, anche le immagini legate alle guerre, alla devastazione, agli orrori del passato, escono dalla loro funzione di documento e diventano icone di un’epoca. Spesso non si tratta, da parte del fruitore, di un vero e proprio approfondimento, una conoscenza consapevole. Insomma, spesso manca il contenuto, ma il tutto assomiglia ad un senso di nostalgia particolarmente estetico, quasi feticistico. E’ l’immagine del passato a veicolare le tendenze. La moda stessa ce lo dice e richiama, ad ogni stagione, i decenni passati, o addirittura i secoli. La Belle epoque, l’Ottocento, la Parigi fin de siècle, oppure cambiando totalmente genere, l’epoca dei pionieri del vecchio West, e poi ancora i capelli acconciati come Greta Garbo oppure come Edith Piaf, il make-up  ispirato a tempi ormai molto lontani, eppure così affascinanti per noi. Le riviste femminili dedicano interi servizi fotografici che di volta in volta inscenano, ed elaborano, epoche, stili, tendenze del passato. Sappiamo quanto importante sia continuare a ricordare e conoscere la storia, tornare ad essa per prendere spunto ed esempio oppure per riflettere, distaccarsene e non ripetere gli errori. L’avvento di fotografia e cinema ci ha portato un’enorme quantità di materiale a testimonianza, e oggi con i social network, così nuovi e attuali, abbiamo la possibilità di avere tutto a portata di mano, di trovare raccolte di video, immagini, racconti dal passato. Tutto il materiale, molto semplice da manipolare e trasferire viene celebrato, condiviso, postato e ripostato sui social che si specializzano nelle varie epoche attraverso pagine tematiche (come su Facebook, dedicate ai telefilm anni ’80 piuttosto che alle foto storiche piuttosto che ai film anni 70).

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La campagna di Alberta Ferretti firmata dal fotografo Steven Meisel ed ispirata ai jazz club anni ’20

E’ una tendenza sempre esistita e naturale, anche il Rinascimento italiano prese spunto dai fasti dei secoli antichi, così come lo stile Romanico s’ispirò all’architettura romana, ma per poi procedere indipendenti in un qualcosa di nuovo e sconosciuto. Oggi abbiamo a disposizione molto di più, non solo opere, ma immagini, ferme o in movimento, simboli immediati che ci parlano e che ci ancorano al passato stabilendosi nel presente. Siamo allora realmente liberi di costruire un’estetica sgombra da tracce e rivolta al presente, al futuro, che appartenga davvero a noi? O siamo in un’epoca citazionista? Sulla citazione, interi filoni hanno preso vita, e alcuni sono riusciti in parte ad evolversi creando uno stile sì frammentario e vario, ma proprio (uno su tutti, Quentin Tarantino e il suo cinema) .

Arte a parte, ci crogioliamo nella nostalgia del passato, costruendo un presente che non ci appare così tanto scintillante nè interessante, anche quando lo mettiamo a confronto con gli orrori della guerra.

Eppure, immagini di devastazione ci arrivano da ogni parte del mondo, ma non sono così tanto celebrate, forse perchè ancora non elaborate e non ridimensionate nella nostra memoria collettiva come documento, non diventate ancora simbolo e non veicolate da un’idea di passato.

Siamo, insomma, tanti piccoli Proust  Alla ricerca del tempo perduto delle immagini.

4 commenti

  1. Un articolo davvero ben scritto. Ti spiace se ti segnalo che su Agon Channel tutti i giorni alle 13 c’è “Quello che le donne non dicono”, talk show al femminile condotto da Monica Setta: ogni giorno ci sono 2 ospiti che si confrontano?

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