Perchè quest’immagine continua a perseguitarci?

attacco_11_settembre

Devo essere sincera: mi turba inserire questa foto, dato che non condivido il suo uso a volte sconsiderato, ma è proprio su di essa che voglio invitare tutti quanti a fare una riflessione, una riflessione che vada al di là della lettura immediata e che provi a scoprire attraverso l’universo di immagini di cui si nutre la nostra epoca, cosa ha significato e significhi tutt’ora per noi questo aereo che punta dritto alle Torri Gemelle.

Mi riferisco naturalmente all’uso che ne ha fatto un creativo tunisino per fermare l’emorragia di turisti che scappano dopo l’attacco terroristico di Sousse. Un uso dal tono disperato, che chiede al mondo Would you stop visiting New York? tramite Facebook. Con questa pratica comunicativa si mettono a confronto due scenari molto diversi, con obiettivi e risultati molto diversi. Con questa foto si dice “ti ricordo cos’è successo a New York, guarda! (l’imperativo non è casuale, l’invito a ricordare è violento e non piacevole) Avete smesso di visitarla?” . Anzichè costruire, come dice Paola Leo nella sua riflessione, un sentimento di fiducia e credibilità, un sentimento positivo, questa pratica ci ricorda tanta negatività e chiede quasi con rabbia di tornare sui propri passi, facendomi dunque pensare a quanto quest’immagine abbia costruito nell’epoca post-moderna.

Guardando l’aereo che dritto come un fuso entra nel grattacielo, non posso non ricordare la lezione di Geografia del Prof. Farinelli, nel primissimo capitolo del suo libro “Geografia”. Egli riflette su come il pezzo di legno di Ulisse che acceca Polifemo nell’Odissea, sia la vittoria della logica contro la forza bruta. Il palo che entra verticalmente nel corpo orizzontale del ciclope, steso a terra, crea gli assi che squadrano il foglio  dell’epoca moderna e dunque della cartografia, la cui logica ha pervaso la nostra civiltà fino a giungere alla precessione del simulacro con Baudrillard. L’immagine dell’aereo che entra orizzontale nella torre che svetta e infine, la annienta, non è forse di nuovo la vittoria della forza bruta sulla logica? Tutto trasferito nell’epoca attuale, cemento e acciaio che si incontrano, la torre cade sulla fitta rete di strade di Manhattan cancellando le sicurezze del mondo intero.

L’attacco alle Torri Gemelle  lasciò sgomento il mondo allora come adesso, l’immagine dell’aereo che entra nella torre ci ha ammutoliti e continua a ricordarci ad ogni fotogramma come sia tutta questione di linee che si incontrano, questo gioco di forze che reggono la nostra realtà. L’attacco alle Torri Gemelle ha mostrato all’Occidente tutta la sua vulnerabilità, non mi sembra esagerato dire che si sia chiusa un’epoca e aperta un’altra. Di attentati ne abbiamo visti molti altri, da allora, con numerose immagini forti, di sangue e distruzione, che hanno fatto il giro del mondo attraverso TV, giornali, internet. Ma mai nessuna immagine è stato tanto utilizzata quanto questa, tanto scandagliata sulla produzione di dietrologie a volte legittime, mai immagine è stata più d’effetto ancora oggi nel tentativo di ricordare al mondo occidentale che forse la sua logica ha perso. E’ per questo che il creativo tunisino ha sbagliato, se voleva convincere gli occidentali a tornare a visitare il suo paese.

Ogni immagine racconta il fatto da un punto di vista, a volte molto convincente, ma pur sempre limitato. Quell’immagine smette poi di essere documento, smette di essere una rappresentazione e diventa simbolo, per poi diventare il fatto stesso. Dietro ad ogni attentato, quello alla Torri Gemelle prima di ogni altro, c’è una storia così complessa e oscura che è difficile chiuderla in un’immagine. Ma quell’immagine, volenti o nolenti, si sostituirà al fatto, per quanto essa sia quasi inopportuna e stridente come la soleggiata spiaggia di Sousse coperta di sangue e fiori, oppure il pervasivo (ma proprio perchè ormai consolidato) aereo che distrugge le nostre certezze. Pochissimi giorni fa ho visto questa stessa immagine in alto utilizzata su Twitter con una citazione di Walter Cronkite : “La sfida per i media del futuro è andare al di là delle immagini”. Non so se i media ci riusciranno mai, a svelare la realtà senza ricorrere alla potenza delle immagini, senza legare indissolubilmente i fatti all’immediatezza delle istantanee e onestamente, vivendo nell’epoca dell’immagine, non riesco a immaginare come questo potrebbe essere possibile. Ma, essendo una sfida, vale la pena coglierla.

Nel frattempo, sarebbe bello se le operazioni di Marketing utilizzassero, creassero, immagini positive e cariche di energia. Il passato non si cambia ed è giusto ricordarlo, ma il futuro è da fare, attraverso la fiducia.

Un commento

  1. Le immagini sono un mezzo potentissimo di comunicazione. L’uso che se ne fa, pertanto, deve essere sempre ben ponderato, in base all’obiettivo che si vuole raggiungere. Credo che nel caso in oggetto il creativo di Tunisi utilizzando quell’immagine abbia in un qualche modo cercato di attirare l’attenzione, su quello che succede le suo paese.

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