#FertilityDay , o la riproduzione secondo il ministro Lorenzin

 

 

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Da trentacinquenne senza figli, con utero vuoto più volte additato e accusato, mi sento personalmente offesa dal #FertilityDay ma soprattutto dal modo in cui questa iniziativa è stata rappresentata, e sono convinta di non essere l’unica.

Mi sto naturalmente riferendo all’iniziativa del Ministero della Salute chiamata appunto, con chiari riferimenti biologici, #FertilityDay

Innanzitutto l’invito a fare figli suona terribilmente “regime” e se anche vogliamo partire dal presupposto che la politica non può che augurarsi una crescita importante per il proprio paese, diciamo la verità: c’è modo e modo.
In un paese come il nostro, dove la disoccupazione giovanile è arrivata negli ultimi anni a livelli altissimi, dove ancor più preoccupante è il livello dei Neet (giovani che non studiano e non lavorano), dove non esiste assistenzialismo per le madri che lavorano, che nella migliore delle ipotesi sono minacciate di perdere il loro posto, dove mandare un figlio all’asilo nido significa impegnare mezzo stipendio (se si è fortunati, altrimenti tutto)  e corse continue per arrivare dappertutto…
Ecco, in un paese così, io partirei da ben altre iniziative, perché questa volta non mi sento di attaccare gli italiani, come spesso invece sono portata a fare: no, caro ministro Lorenzin, non siamo noi ad essere pigri e a non voler dare sfogo alla nostra fertilità nel momento giusto, siete voi che dovete darcene la possibilità, e non invitando a riprodurci clessidra alla mano, ma creando i giusti presupposti nella società, nel lavoro, nei servizi. Ma questi sono spunti che è la politica a dover approfondire, vediamo invece le infelici scelte che girano intorno alla campagna.
Utilizzando la parola “fertility” il Ministero sceglie di aprire un argomento prettamente biologico: quindi da questo #FertilityDay sono volutamente esclusi tutte/i coloro i quali hanno appunto problemi di fertilità, chi biologicamente non può riprodursi, chi ha avuto problemi di salute e non può più dare la vita, chi insomma vorrebbe essere genitore ma non può. Anzi, la signorina nella foto che ti sventola la clessidra sotto gli occhi ricordandoti che il tempo passa diventa alquanto fastidiosa per queste persone nonché inopportuna.
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 Dunque sono escluse non solo le pratiche per la fecondazione assistita, tasto assai dolente in Italia, lo sappiamo, ma anche l’adozione stessa, che invece andrebbe incentivata e possibilmente facilitata.
Le immagini scelte per la campagna sono appunto a dir poco antipatiche, a cominciare dalla foto qui sopra, e hanno subito suscitato numerose critiche nell’opinione pubblica.
L’altra immagine scelta è una goccia d’acqua che scende dal rubinetto, con la scritta “la fertilità è un bene comune”, paragonando dunque il nostro utero e i nostri spermatozoi all’acquedotto comunale.
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 Eh no cari miei, il mio utero non è un servizio alla comunità, non è un bene per il quale potete tassarmi, anche se vi piacerebbe, il mio utero è dentro me con tutti i problemi che può dare  a me e se un essere umano esce dal mio utero la questione è mia e di questo essere umano: non della comunità.
Altra foto: piedi che sbucano dalle coperte con una pallina sorridente “Genitori giovani, il modo migliore per essere creativi”. Qui non è chiaro se ci si vuole semplicemente riferire alla sessualità frizzante e creativa dei giovani, dato che è stato scelto il letto come immagine, o se la creatività è quella del post-nascita (che forse sarebbe stato di miglior gusto per la campagna), insomma non si intuisce questa creatività come dovrebbero usarla i giovani – dato che i meno giovani sono esclusi, questa è la campagna del no, tu no- secondo il Ministero: trombando come ricci o scegliendo nomi per la prole?
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Dulcis in fundo: scarpine fatte all’uncinetto con i colori della nostra bandiera e la scritta “La costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile”.
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Caro Ministro, ha detto bene: cosciente e responsabile, peccato che abbia scelto di mettere in evidenza la parola procreazione, che è un fatto biologico di cui lei non dovrebbe minimamente preoccuparsi, né lei né tutti gli altri suoi colleghi: ciò di cui voi dovreste preoccuparvi (e presto) è come permettere a noi cittadini di occuparci dei nostri figli nel migliore dei modi, per dare loro la vita che meritano.  Come possiamo lavorare ed essere tutelati se vogliamo avere figli? Come possiamo dedicare del tempo ai nostri bambini? Come possiamo usufruire dei servizi che ci spettano per crescere i nostri figli? Come la politica può e deve venirci incontro perché possiamo prendere questa decisione nel modo più sereno possibile?
Ecco, caro Ministro, sarebbe stata più elegante e più utile una #GiornataDeiGenitoriFelici, che potesse comprendere chi fa altre scelte,  chi è meno giovane, perchè il mio utero trentacinquenne vale quanto quello di una ragazza di 25 anni a cui voi non permettete di trovare stabilità nella vita. E sarebbe stato più delicato verso chi una fertilità non può nemmeno permettersela.

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