Le serie TV vintage su Netflix &co

Avevo già parlato di quell’atmosfera di nostalgia presente sui media ed in particolare sui social network, quel sentimento, o gusto, che ci porta a creare contenuti, a fare meme, video, creare account, e chi più ne ha più ne metta, sui bei tempi andati. Sulle mode, sugli oggetti usati in altre epoche, sui film e telefilm dei decenni passati. Naturalmente, questa tendenza influenza anche pubblicità e marketing, e ha influenzato in particolare negli ultimi tempi la creazione delle serie TV.

Torno dunque a parlare di nuovo del mio amico Netflix, di cui vi ho già parlato qui e qui. E  a quanto pare, non solo Netflix è coinvolto in questa ondata di nostalgia. Quante serie ci sono in questo momento ambientate nei decenni passati? Moltissime. Narcos a parte, che per forza di cose è ambientato negli anni 80-90, visto che parla di avvenimenti di quegli anni, anche altri soggetti vengono comunque affrontati con un’ambientazione vintage. Stranger Things ad esempio, della quale è stata pubblicata la prima serie nel luglio 2016, e che ha ottenuto grande successo di pubblico, è ambientata negli anni ’80. E’ anzi, a tutti gli effetti, un vero e proprio omaggio al cinema di fantascienza degli anni ’80, ma anche ai teen movies degli stessi anni. I suoi simpaticissimi protagonisti, armati di bicicletta, ci ricordano non soltanto i ragazzi di E.T., di Steven Spielberg,  ma anche gli amatissimi Goonies, di Richard Donner.

Così come ci ricordano tutto quel filone americano in cui protagonisti erano i ragazzi, adolescenti, alle prese con mirabolanti avventure, primi baci e musicassette da riavvolgere. Sì, perché la cosa che più mi ha colpita di questo filone filo-ottantanovanta, è l’attenzione per i particolari. Particolari che parlano non solo di un’epoca, ma anche e soprattutto del cinema di un’epoca, un’operazione dunque metacomunicativa: é il cinema – o la serie, come in questo caso- che mette in scena sé stesso. Un’attenzione maniacale e feticista, che mi dà, a buona ragione, un certo brivido nostalgico e godurioso. Un pò come lo studio particolareggiato che fece  Peter Bogdanovich per il suo L’ultimo spettacolo, film del 1971 ma ambientato nei primi anni cinquanta. Bogdanovich, da grande cinefilo qual era, volle che ogni particolare fosse curato, risalendo persino alle sigarette dell’epoca. In Stranger Things e altri film o serie TV di oggi, ritroviamo quindi le musicassette che hanno accompagnato la nostra infanzia o adolescenza, il rito del loro inserimento nello stereo e i tasti Play, Rewind, Eject. Quelle piccole cose che ci sembrano lontane anni luce, e per questo molto affascinanti. Vediamo i telefoni con i fili, le cabine telefoniche, il videoregistratore, le videocassette, le TV a tubo catodico. Siamo quindi di fronte ai media nuovi, moderni, che ci raccontano dei vecchi media. E tutto ciò ci evoca atmosfere così rassicuranti e confortanti. Per non parlare dell’abbigliamento e delle pettinature. I particolari, in questo caso, sono molto curati ed evocativi anche in Narcos, con i maglioni di Pablo. E tutto concorre a creare nuovamente mode, le immagini diventano iconiche e sono diffuse sui social network e, immancabilmente, vendono. Quanti maglioni blu con l’ancora sono stati lanciati sul mercato dopo la messa in onda di Narcos?

Voglio segnalarvi inoltre, sempre a proposito di Stranger Things, il cortometraggio girato con l’attrice protagonista, dal titolo Yes God Yes, ambientato negli anni ’90 e che narra i primi approcci alla masturbazione da parte di una giovane studentessa cattolica alle prese con le primitive, rozze e arcaiche – almeno secondo il nostro occhio di oggi- chat.

Anche in Italia non mancano esempi di interesse per il nostro recente passato, anche se da un punto di vista maggiormente impegnato, e forse meno metacomunicativo poiché non citazioniste rispetto al nostro cinema. Segnalo infatti le serie 1992 e 1993, da un’idea di Stefano Accorsi, ma questa volta in onda su Sky.

Sul genere impegnato, come riflessione sulla Guerra Fredda, a cui comunque non manca avventura e sentimento, una nota di merito va alla serie The Americans, di casa FX Networks, pluripremiata. La serie narra le vicende di due spie del KGB che vivono in incognita a Washington DC negli anni 1980-1984, era reaganiana, e che tramano alle spalle della Casa Bianca. Non è solo l’intreccio ad essere interessante e a tenere sul filo del rasoio puntata dopo puntata, ma anche l’atmosfera paranoica e tesa della Guerra Fredda, della dicotomia tra Oriente ed Occidente, con particolari e ambienti curati fin nei dettagli.

E’ una storia che si ripete, come un loop infinito: al cinema, all’audiovisivo, alle storie da raccontare, piace parlare del passato, ma soprattutto celebrarlo e sognarlo. Intanto, aspettiamo di vedere la seconda serie di Stranger Things.

2 commenti

    • Grazie a te Riccardo per il commento, The Americans è attualmente il mio preferito in assoluto! 😊 si, certo, io adoro la letteratura, come non adorare quella italiana… un saluto e grazie per il follow.

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