Agartha

Vi presento con questo post il mio racconto vincitore del Contest Possibili Futuri su Geeko Editor.

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Agartha si gratterà distrattamente il capo rasato, ricoperto di sottilissima peluria morbida e bionda, eppure rasata così di fresco. Tra un migliaio di anni, ella starà leggendo sul suo tablet, che espanderà la propria luce bianca all’interno della stanza buia. Non un tablet come quello attraverso cui state leggendo voi in questo istante, miei cari lettori, ma il suo pro-pro-pro nipote, un modello molto speciale che non solo vi permetterà di leggere migliaia di libri tutti dallo stesso dispositivo, come già succede ora, ma che sarà capace di produrre egli stesso un’infinita quantità di storie adattate ai vostri gusti. Ora però è giusto ch’io vi racconti cosa succede alle storie, in questo futuro molto lontano, eppure così vicino. Compio dunque un balzo in avanti e mi sistemo in un presente futuro. Fuori dall’enorme vetrata del suo appartamento Agartha vede una moltitudine di luci in cielo che sfrecciano a tutta velocità, ma questa vista inizia a darle noia e, con uno schiocco di dita, una sottilissima pellicola parte dagli infissi, quasi come un rettile, e striscia ricoprendo velocemente le vetrate. La stanza piomba nel buio più totale, solo la luce del tablet continua a irradiare energia. Agartha è stanca anche del tablet, negli ultimi tempi c’è qualcosa che non va.

Ha sempre vissuto per la lettura, aspettando solo l’arrivo della sera e l’uscita dal lavoro per immergersi nella lettura delle sue storie. Il funzionamento è molto semplice: basta acquistarne uno e rispondere alle sue domande iniziali. Poche, semplici informazioni, perché il dispositivo attinga da un’infinita gamma di generi, situazioni e personaggi e crei una miriade di storie da leggere. Devi soltanto scegliere quali sono le tipologie di personaggi che preferisci, ad esempio: la donna risoluta, l’eroe senza tempo, l’eterno indeciso, il nerd senza amici, la donna d’affari senza scrupoli, il ribelle che vive nelle foreste ai confini del Polo Nord, e potrei andare avanti per ore con questo elenco, considerando anche tutte le sfumature di genere dei protagonisti, ormai moltissime. Non c’è bisogno che tu scelga ogni volta il personaggio, il dispositivo ha bisogno solo di alcuni input iniziali, sarà poi capace di variare all’infinito in base alle tue semplicissime, prime scelte. Poi ci sono le situazioni. Il sistema sceglie un evento scatenante, si diceva un tempo in sceneggiatura, oppure semioticamente “la manque”, una mancanza, un desiderio da soddisfare, un oggetto o una persona da raggiungere. Anche qua, per ogni personaggio se ne aprono migliaia. Una volta che il sistema individua personaggio e situazione che scatena la narrazione, deve anche scegliere tra altre migliaia, se non milioni, di antagonisti e imprevisti. Si parte poi per l’avventura, che può essere anche semplicemente un’avventura interiore. Ci sono le prove da superare, un’altra gamma incredibile, e poi c’è il ritorno nel mondo normale, per quanto questo aggettivo non abbia più nessun significato nel futuro, e la risoluzione finale, positiva o negativa che sia. Non leggerai mai la stessa storia, mai lo stesso scenario o personaggio. Ma è garantito che leggerai sempre lo stesso modello. In fin dei conti, pare che gli antichi avessero stabilito come fosse assolutamente necessario seguire un modello prestabilito nella confezione delle storie, che prevedesse determinate funzioni per i personaggi e anche per gli eventi. Lo facevano gli uomini, e, si scoprì, una volta stabilito il corretto algoritmo, lo può fare anche una macchina. Agartha appoggia il tablet sul tavolo. Non ha mai visto un libro di carta in vita sua, e il pensiero di trovarne uno vero, scritto da una persona vera, sta diventando un’ossessione per lei. Nei suoi remoti ricordi, la nonna le raccontava che da qualche parte si potevano ancora trovare i libri veri, quelli scritti dagli scrittori in carne e ossa. Solo che col tempo l’umanità ha richiesto sempre più spazio, e questi sono stati riciclati e utilizzati in massa per la costruzione di oggetti di design. Col tempo, si è tolta sempre più attenzione e importanza agli scrittori in carne e ossa, alcuni di loro cercavano ancora di rompere le regole e fare componimenti puramente estetici, ma il mondo richiedeva meticolosità e rigore, e le macchine presero sempre più a essere preferite per la costruzione delle storie. Erano più sicure. Nelle storie delle macchine, non si nascondeva il germe del dissenso. Vi erano una moltitudine di situazioni e sentimenti, come la perdita, l’amore, l’odio, la vendetta, ma erano sentimenti piatti, monocorde, senza alcuna sfumatura umana, e questo permetteva all’egemonia di controllare meglio le masse, insegnando loro modelli da seguire. Agartha si chiede come erano scritti i libri un tempo, non riesce a immaginarselo. E’ curiosa, una giovane donna volitiva e piena di sentimenti, con tante sfumature. E questo è spaventoso, benché lei cerchi di nascondere tutte queste sfumature e pensieri. Vorrebbe scriverli, ma sul web è possibile solo scrivere brevissimi post, i quali però sono tutti controllati e ti penalizzano se scrivi qualcosa contro il sistema, è qualcosa che richiede una certa dose di coraggio. Potresti non riuscire a fare la spesa domani mattina, se tenti di inserire i tuoi pensieri più intimi e sfumati all’interno di bit e byte. Agartha è un leone in gabbia e decide di fuggire dalla città. Ci vogliono permessi speciali per uscire, ma lei è un hacker e crede di poter aggirare senza troppi problemi la sorveglianza ai gate. “Agartha, perché ti chiami così?” le ha chiesto una volta Mia, la ragazza che vedeva ogni mattina al fast food. “Agartha è la terra cava. Un regno leggendario al quale si credeva di poter accedere dal Polo Nord. Non so se sia vero, ma mia madre credeva che lì si nascondessero ancora degli intellettuali con dei libri veri, e mi ha dato questo nome”. Mia è sparita. Qualcuno sta seguendo anche Agartha, per la verità, e presto la raggiungerà. Per Agartha è arrivato il momento, bisogna andare. Non sa ancora dove, ma conosce la direzione. Nel suo appartamento c’è una porta girevole che dà la possibilità, come un vecchio ascensore, di essere trasportati agevolmente sul tetto dell’edificio, al duecentotrentaquattresimo piano, dove la aspetta la sua vettura. Ma questi passaggi sono tutti tracciati, come per la vecchia carta di credito, perciò Agartha ha un’idea migliore. Ha trovato, coperti da un controsoffitto, i vecchi condotti dell’areazione. Vive in un edificio molto vecchio, ristrutturato e rimodernato già decenni fa, ed è necessario sfruttare le sue  antiche potenzialità. Prende una lama, si arrampica sul tavolo, esegue un’incisione chirurgica sul soffitto e strappa con le mani il controsoffitto. Eccoli lì i condotti. Ci si deve arrampicare, ma ha il corpo molto allenato. Con un po’ di giri e di pazienza, Agartha è sul tetto dell’edificio. Manomette il controllore delle uscite come se non si fosse mai allontanata dal suo appartamento, scappa a bordo della sua piccola aereo-mobile. È molto semplice e veloce, nel futuro, raggiungere il lato opposto della terra. Tutto sta nel nascondersi, perché ogni velivolo è tracciato e controllato. Agartha ha messo a punto un sistema per cui la sua aereo-mobile non venga intercettata. Ha deciso di sparire, e ha programmato tutto da molto tempo, nei minimi particolari. Alla ricerca di cosa? Dovrebbe stabilirlo, come un personaggio di una storia delle macchine. Agartha non ha intenzione di cercare nulla, vorrebbe solo essere espressione di sé stessa, libera da modelli predefiniti, crogiolarsi nel caleidoscopio di emozioni e sensazioni dentro lei, quando non sa chi è, quando non sa il genere di vita che vuole fare. Quando vorrebbe trovare le parole per descrivere cosa le succede. Agartha arriva, dopo lungo peregrinare, all’entrata della terra cava. Credeva fosse solo una leggenda, e forse lo era, un tempo. Forse è una di quelle predizioni auto-avveratisi, a furia di crearla nella propria testa, qualcuno si è spinto fino a qui e l’ha creata davvero, una terra per fuggire via dai modelli. Perché le idee e la letteratura plasmano il mondo anche nel futuro. Ciò che leggi fa da collante per la realtà, ma qua non siamo più noi a creare la realtà. Agartha cerca la realtà di un tempo, fluida e contaminata da pensieri a volte inafferrabili, che si perdono nelle azioni e nella volontà. All’entrata, un profumo speciale entra prepotentemente nelle sue narici. È il profumo più incredibile che Agartha abbia mai sentito, e non l’ha davvero mai sentito. È legno, un legno dolce e aromatico, è leggero e ipnotico, qualcosa di atavico si risveglia in lei e le vengono in mente librerie che non ha mai visto. Forme rettangolari, colorate e più o meno spesse che compongono, colorandole, pareti. Fuoco che crepita, legno che brucia. Alle pareti di quel posto, come nei suoi pensieri, metri e metri di libri. Davanti ad ogni fila, una macchina sfoglia velocemente un libro, in modo che il profumo delle sue pagine si spanda nell’aria. Fruscìo nell’aria, è dunque questo il profumo che sente Agartha, pagine di libri! Ha un tuffo al cuore quando si rende conto di essere davanti a libri scritti da persone vere. Non sa cosa aspettarsi. Ne apre uno.

“L’impressione generale di casualità, di esercizio amatoriale e fortuito, la sensazione di qualcosa di incombente. Non ti poni il problema se il nastro sia noioso o interessante. È rozzo, è ottuso, è implacabile. È la parte disturbante della tua mente, la pellicola che scorre nell’andirivieni del tuo cervello al di sotto di tutti i pensieri che sai di pensare.”

Sei stata alquanto fortunata, Agartha, ad aprire Underworld. Ora, benvenuta nel mondo dei pensieri senza modello, qui ci sono moltissime storie, anche queste hanno un loro corso, perché no. Ci sono desideri e azioni, nascite e morti, amori e odi. Quello che troverai e ti cambierà la vita, cara Agartha, è l’imperscrutabilità del pensiero umano, sfumatura e colore senza obiettivo specifico, solo musica delle parole.

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