Day 3: Geeko Writing Week 18. Hai capito cosa ti ho detto?

«Hai capito cosa ti ho detto?»

Caterina appoggia il suo bicchiere sul tavolo, il ghiaccio si sta sciogliendo all’interno del suo spritz. Monica alza la testa dallo smartphone, sta sghignazzando per qualcosa. Qualcosa d’altro, s’intende.

«Ah si… si, scusami Cate. Mia cugina mi ha taggata in un video su Facebook che fa troppo ridere… Aspetta che lo condivido così lo vedi anche tu.» 

Caterina è spazientita, presa nel turbine delle emozioni che stanno animando i suoi occhi.

«Si, si, ok. Ma hai capito? Cioè, non si è presentato.»

Monica agguanta il suo bicchiere e succhia dalla cannuccia una lunga sorsata di spritz.

Guarda l’amica negli occhi.

«Sì, e poi? Si è fatto sentire, cosa ti ha detto?»

«Sì, questa mattina, come se niente fosse, capito?» Caterina si rianima.

«Dove?»

«Su Whatsapp. Mi ha mandato un video del buongiorno. Con i cuoricini.»

«Con i cuoricini?!»

«Sì… e i gattini che cantano.»

«Stucchevole e banale, Cate, lascia che te lo dica.»

Caterina distoglie lo sguardo e fissa i vicini di tavolino senza vederli per davvero. Seduti accanto a loro ci sono due ragazzi impegnati a chiacchierare e a mostrarsi foto sugli schermi luminosi. Potrebbero avere la stessa età di Caterina e Monica. Anche Monica li guarda e stabilisce che hanno delle sopracciglia molto meglio depilate delle sue.

Il locale è in penombra ma illuminato da una serie di piccole luci in febbrile movimento a ogni tavolino.

«Se uno mi manda tutte le mattine i gattini e i cuori, io lo mando a stendere» riprende Monica.

«Beh sì, ma perché tu non lo conosci e non senti quello che dice.» Cate fa un sorriso malizioso.

«Cosa ti dice?»

«No, beh… forse niente di così eclatante. Ma mi manda certi vocali… e poi le poesie che condivide…»

«Su Facebook?»

«No, su Instagram.»

«Cosa?! È uno sfigato, su Instagram si postano le foto, dai. Allora su Twitter, meglio.»

Caterina riflette.

«Uhm. Sì, in effetti hai ragione. Credo che dovrei suggerirglielo.»

«Ma le scrive lui?»

«Cosa?»

«Le poesie.»

«Ah… credo di no, effettivamente. Ma i vocali, quelli sono sicura che siano farina del suo sacco!» Caterina è entusiasta.

«E che ti dice mai… me ne fai sentire uno?»

«No, ma che dici? Qua dentro, poi? Non si sente niente. Ed è meglio così!» scoppia a ridere Caterina e guarda l’amica con un misto di malizia e vergogna.

«Ma dai… non ci credo! Cioè, ti dice… roba spinta?»

Caterina annuisce e poi scoppia a ridere, di nuovo.

«Dai, forza, inoltramene uno. Me lo ascolto dopo.»

«Ma non ci penso proprio! E comunque il discorso non era quello.»

«Ah giusto, sì. Quindi?»

«Mi ha detto che questa sera farà una diretta su Facebook, ma io non so se ci sarò. Insomma, sono rimasta male. Perché non si è presentato?»

«Ma tu quindi cosa hai fatto?»

«Ah, niente, cosa vuoi che abbia fatto? Sono stata lì come una cretina e poi dopo dieci minuti ho chiuso.»

«Magari è arrivato dopo e tu non c’eri più.»

«Ma chissenefrega. Doveva essere puntuale. E comunque no, è rientrato solo questa mattina, ieri sera proprio non ha fatto accessi.»

«Ah. E cos’ha fatto tutta la sera, scusa?»

«Ma che ne so. Sarà stato su Youtube a vedere video.»

«O su Netflix.»

«Ah no, dice che di dare soldi a queste mega entità che ridurranno in schiavitù il cinema non ci pensa proprio.»

«Eh, la Madonna… e invece Youtube va bene?»

«Perché ci sono i video amatoriali.»

«Tipo?»

Caterina arrossisce.

«Tipo quelli che carica lui.»

«Cioè? Dimmi come si chiama.» Monica agguanta lo smartphone.

Caterina prende il cellulare dell’amica e lo mette da parte cercando di attirare la sua attenzione.

«Adesso ascoltami, per favore! Come dovrei comportarmi?»

«Non cagarlo. Tipo: bloccalo per un giorno intero.»

Caterina sembra improvvisamente illuminata, come se avesse avuto una visione mistica.

«Ah… Non ci avevo mica pensato…»

«Ma sì, poi dopo come se niente fosse lo sblocchi e quando ti cerca cadi dalle nuvole.» Monica ammicca come se fosse la più grande esperta della terra.

«Ma se ne accorge che l’ho bloccato. Capirà che è un escamotage, e dopo quando lo sblocco ci faccio la figura della figa isterica.»

«Va beh, Cate, chissenefrega. Io lo farei.»

Caterina riflette, rosicchiando la punta della sua cannuccia. Guarda il suo smartphone, lì accanto al suo gomito, in disparte, come se scottasse.

«Non sono più abituata a stare dei giorni interi senza di lui…» sospira.

«Oh, che romantica.» Monica la prende in giro. «Ma smettila, e bloccalo subito! Dai, Cate, lo sai che bisogna farsi desiderare.»

Monica alza la testa, dandosi un po’ di arie. Il suo sguardo vaga in giro per il locale e incrocia quello di un tipo alto, fermo al bancone, che la sta fissando. Subito distoglie lo sguardo e afferra lo smartphone, come se avesse visto un fantasma. L’uomo continua a fissarla, divertito. Monica evita di alzare di nuovo il capo, come fosse paralizzata, e apre varie app contemporaneamente. Il suo viso è in fiamme.

Caterina, nel frattempo, sta armeggiando con il suo smartphone senza decidersi.

L’uomo si avvicina al tavolino con fare sicuro.

«Posso offrirvi da bere?» esclama.

Monica e Caterina alzano la testa, come se fossero Gremlins sorprese sul pasto quotidiano.

Le ragazze si scambiano uno sguardo d’intesa.

«No, grazie, ce ne stiamo andando.» dice Caterina, abbozzando un sorriso di cortesia e si rimette a guardare lo schermo. L’uomo, in una nuvola di profumo, guarda Monica e ammicca seducente.

Monica diventa di nuovo viola e afferra la borsa come per alzarsi.

«Vado a pagare.» sussurra Monica.

L’uomo la segue e le taglia la strada davanti alla cassa.

«Lascia che ci pensi io.» Le dice.

Monica resta a fissarlo a occhi sbarrati.

«Non lo so, io…»

«In cambio di un numero di telefono. Il tuo naturalmente» L’uomo sorride.

Monica lo supera, infastidita, e paga.

Poi si gira e lo guarda, evitando gli occhi scuri e profondi. Fissa il colletto della camicia. Si avvicina al suo orecchio, facendo ben attenzione che Caterina stia ancora guardando lo schermo del suo smartphone.

«Cercami su Instagram. Sono @gattinavogliosa» sussurra.

Poi fugge di nuovo verso Caterina e la afferra per un gomito.

«Andiamo.» le dice, come se avesse una terribile fretta.

Uscite dal locale, Monica si sente al sicuro, sospira e annusa la nuvola di profumo che le è rimasta intorno.

«Ma il tuo tipo, lì, come si chiama?» chiede, divertita, a Caterina.

«Claudio Newspace Torri.»

«Ecco, sì. Quello. Ma usa tutto questo profumo anche lui?!» ride, divertita e lusingata dall’uomo dentro il locale. Le sue guance pallide si sono colorate di un rosa timido che nessuno vedrà mai. 

«E che ne so io, chi l’ha mai visto.»

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