Ucciso perché felice

È naturale, davanti a un’ammissione di questo tipo, reagire con i sentimenti più irrazionali e rabbiosi: «L’ho ucciso perché aveva un’aria felice».

Questa la notizia esplosa ieri sui media e, manco a dirlo, sui social network. Non si sapeva nulla, fino a ieri, del killer dei Murazzi a Torino. Stefano Leo era stato ucciso il 23 febbraio scorso mentre si recava al lavoro. Il movente? Sconosciuto fino a ieri, e viene da chiedersi se forse non sarebbe stato meglio ignorarlo. Said Machaouat si è consegnato ai carabinieri perché quelle voci che lo avevano guidato il 23 febbraio scorso erano tornate a farsi sentire, così dice.

Voleva uccidere un ragazzo della sua età, togliergli tutto. Ha scelto Stefano perché sorrideva, quella mattina, mentre camminava lungo i Murazzi recandosi al lavoro. Questo “movente”, così semplice e inaccettabile, scatena in ciascuno di noi una rabbia convulsa. Scatena i peggiori sentimenti, esattamente com’è irrazionale, ingiusto e bestiale uccidere qualcuno perché sembra felice. E questi sentimenti trovano terreno fertile dove il veleno viene sparso ogni giorno in abbondanza: le arene dei media e dei social.

Già a questo link avevo parlato di gogne mediatiche e di quali sentimenti vadano generandosi in rete.

Chiamare dunque in causa la razza, in questa vicenda dolorosa, è la strada più facile. Vedo fiorire, sulla home di Facebook, i commenti più disparati “Voleva uccidere un italiano felice, fino a quando dovremo sopportare?” La causa, a leggere i social, non pare essere una mente malata nutrita dal clima di odio e, in particolare, da quell’invidia sociale che sta uccidendo il nostro paese, non importa a quale razza appartenga.

No, la causa pare essere l’origine dell’assassino. Non importa che fosse cresciuto in Italia, dove si mangia pane e odio, l’unica cosa che conta è che fosse nato in Marocco. A dirla tutta, se anche fosse nato in Italia da genitori marocchini, non sarebbe cambiato poi nulla. Non sarebbe comunque considerato italiano.

Fare una riflessione di questo tipo e mettersi tutti una mano sulla coscienza, chiedendoci quale società stiamo costruendo, è molto difficile, forse anche comprensibile davanti a certe notizie. Credo sia uno sforzo, tuttavia, che ciascuno di noi debba compiere una volta smaltita la rabbia che una tale ammissione genera per la sua agghiacciante semplicità. L’assassino è un uomo con gravi problemi di mente, che uccide un ragazzo innocente perché gli appare felice.

Leggo ogni giorno di comportamenti meno gravi, ma ugualmente disprezzanti della felicità altrui. Commenti, battute, frecciate di ogni tipo. Dispetti infantili, irrispettosi degli altri e della loro proprietà.

E poi l’odio, l’invidia, la debolezza prendono vie più gravi e delittuose all’interno di menti malate. In fondo, uccidere una donna (solo ieri ne sono state uccise due, una a Enna e una Nuoro, ma se partiamo solo dall’inizio del 2019 la lista è molto più lunga) perché non si può accettare che possa essere felice con qualcun altro, non appartiene forse alla stessa matrice d’odio, radicata e insidiosa?

O forse no, perché si tratta di italiani? Temo, purtroppo, che l’odio non abbia razza. Così come la morte.

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